_file/image002.jpg)
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Unione
Europea Fondo
Sociale Europeo |
Ministero della Pubblica Istruzione Dipartimento per l’Istruzione Direzione Generale per gli Affari
Internazionali Uff. V |
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PROGRAMMA
OPERATIVO NAZIONALE 2007-2013 /OBIETTIVO “CONVERGENZA” “COMPETENZE
PER LO SVILUPPO” – ANNUALITÁ 2007 |
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Realizzato dagli
allievi della classe II A LB
Pag. 1
E’ nello
splendido paesaggio siciliano che si innalza imponente,il più grande vulcano
attivo d’Europa:la nostra Etna.
Conosciuta come
“Mungibeddu” o anche “a montagna” dai paesani, l’Etna ospita da sempre una
miriade di paesaggi grandiosi e inconsueti, e di risorse ambientali dai colori
e dalle forme più svariati.Prima di iniziare a parlare di questo grande
patrimonio ambientale,cerchiamo di precisare meglio il significato dei termini
flora e vegetazione,che può sembrare abbiano lo stesso significato.La flora è
costituita dalle piante che vivono in un determinato territorio e che però
vengono considerate singolarmente;la vegetazione è sempre il complesso di
piante che vivono in un ambiente,ma queste ultime non vengono considerate
singolarmente,bensì in rapporto con le altre specie con cui vivono.
Oltre alle sue
meraviglie paesaggistiche,l’Etna ci stupisce fin dai tempi più antichi con
eruzioni e colate laviche grandiose,che anche se atterriscono gli abitanti del
luogo,ci regalano visioni spettacolari.Infatti l’Etna costituisce anche un
pericolo e una minaccia costante per gli abitanti che vivono nei centri abitati
situati fino a 1000m di altezza.
Le piante sulle sue pendici
ricorrono a continui adattamenti o addirittura sono costrette a ricominciare
daccapo colonizzando le nuove colate laviche. Inoltre, al di là dei
Con i suoi
Il vulcano è
anche prodigo di vantaggi:infatti i materiali vulcanici costituiscono un terreno
fertilissimo che alimenta una coltura intensiva,articolata in
vigneti,agrumeti,colture ortofrutticole;inoltre l’Etna è da sempre stata un
forte richiamo per il turismo.
Pag.
2
Proprio per
questa flora,così ricca e varia,i ragazzi partecipanti al progetto PON hanno
realizzato e compilato delle schede floristiche sulla vegetazione etnea.Le
specie vengono presentate,indicando la famiglia,il nome scientifico e il nome
italiano.Inoltre in ogni scheda abbiamo tenuto conto dei seguenti elementi:
·
areale(zona
di insediamento della pianta);
·
usi
della pianta;
·
fenologia(rapporto
tra il clima e gli effetti che esso provoca sulle piante);
·
ecologia(relazioni
tre gli esseri viventi e l’ambiente in cui vivono);
·
leggende;
·
curiosità;
· note botaniche.
Le schede presentate nel seguente “erbario”saranno disposte in ordine alfabetico.
Nonostante
i recenti interventi dell’uomo,che hanno modificato gli equilibri preesistenti
e le continue eruzioni che mettono in pericolo gli abitanti,l’Etna rimane
motivo di grande orgoglio per tutti i siciliani.
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Astragalo siciliano |
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Nomenclatura binomiale |
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Astragalus siculus |
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Nomi comuni |
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Astragalo dell'Etna |
Astragalus
siculus
L'astragalo
siciliano (Astragalus siculus), o astragalo dell'Etna, è una pianta appartenente
alla famiglia delle Fabaceae, endemica della Sicilia.
Diffusione e habitat
Si trova
esclusivamente sul versante meridionale dell'Etna.
Cresce su pendii
aridi di lava acida, ad un altitudine
compresa tra 1000 e
FABACEAE
(PAPILIONACEAE)
La famiglia delle Fabaceae comprende
un elevato numero di specie prevalentemente erbacee, diffuse soprattutto nelle
regioni temperate e fredde, con pochissimi rappresentanti nelle regioni
tropicali, per lo più ad habitus legnoso. L'apparato vegetativo è spesso
volubile o strisciante e le foglie, per lo più composte e quasi sempre alterne,
possono essere provviste di viticci o cirri. Diverse specie hanno, poi, un
habitus fanerofitico e in tal caso, talvolta, possono essere quasi prive di
foglie, svolgendo i processi fotosintetici nel fusto e nei rami (Spartium
junceum). I fiori sono spesso raccolti in infiorescenze a grappolo.
Il
frutto è un legume con peculiari modificazioni morfologiche da un genere
all'altro che gli conferiscono notevole importanza diagnostica. Il legume si
apre dall'alto in basso lungo 2 linee di sutura che corrispondono alle placente
e alla nervatura dorsale del carpello. Il legume può essere plurispermo (Lotus)
o monospermo (Trifolium). La
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disseminazione
può avvenire attivamente, per lancio (Sarotamnus), o passivamente, ad
esempio
per trasporto da parte di animali (Medicago). I semi contengono notevoli
quantità
di riserve proteiche unite a sostanze amilacee nei cotiledoni, mentre manca
l'albume. L'impollinazione è di regola entomogama.
L'importanza
economica delle leguminose è grandissima e numerose specie sono utilizzate per
l'alimentazione umana o come foraggio per il bestiame. Tra le prime la fava, Vicia
faba, il pisello, Pisum sativum, il cece, Cicer arietinum,
la lenticchia, Lens culinaris, tutti largamente coltivati nelle
regioni del Mediterraneo, i fagioli, Phaseolus vulgaris e P.
coccineus, di origine americana, la soia, Glicine max,
proveniente dell’Estremo Oriente, la cui crescente importanza come seme
oleaginoso ne fa oggi una delle colture più diffuse, l'arachide, Arachis
hypogea, coltivata nei paesi caldi, il fagiolino, Vigna unguiculata,
la cicerchia, Lathyrus sativus, coltura in via di scomparsa. Tra
le più importanti specie foraggere si ricordano le specie dei generi Trifolium,
Medicago, Lupinus. Sfruttando la naturale tendenza delle
leguminose a entrare in simbiosi con batteri azoto-fissatori, alcune di queste
specie vengono anche utilizzate in agricoltura con la tecnica del sovescio per
arricchire i terreni poveri di sostanze azotate.
Allo
stato spontaneo nelle nostre regioni le leguminose sono abbastanza diffuse,
soprattutto nelle aree in cui abbondano gli incolti e i campi a riposo (Tetragonolobus
purpureus, Lotus edulis, Vicia sativa).
Esse sono presenti anche, con il genere Astragalus, nella vegetazione
altomontana delle grandi montagne del Mediterraneo (Astragalus siculus
sull'Etna, A. nebrodensis sulle Madonie), nei boschi mesofili (Lathyrus
venetus), negli arbusteti termofili (Calicotome infesta),
negli arbusteti mesofili (Sarotamnus scoparius), nelle praterie
steppiche (Lathyrus articulatus), nei praticelli effimeri di zone
aride (Trifolium scabrum), nei pascoli mesofili (Trifolium
repens), sulle spiagge sabbiose (Lotus commutatus), sulle
coste rocciose (Lotus cytisoides).
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Betula è un genere
di piante della famiglia delle Betulaceae,
genericamente note come betulle. Il genere comprende oltre 40 specie originarie dell'emisfero nordico, in special modo le zone scandinave. Il
nome del genere deriva dal celtico
betu che significa appunto "albero".
Si tratta di alberi e arbusti a fogliame deciduo che possono raggiungere i 15-
Esistono tantissime specie di Betulle tra cui:
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6
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Classificazione scientifica |
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COLTIVAZIONE
Le
Betulle vengono coltivate come piante ornamentali per l'eleganza del fogliame e
il fusto dalla corteccia bianca maculata di nero, in parchi o giardini, su
terreni sciolti e freschi. In silvicoltura vengono utilizzate per consolidare
frane, detriti di falda o per il rimboschimento di pascoli e
cedui.Nell'Arboricoltura da legno viene coltivata a Fustaia con turni di 40-50
anni, o più raramente a Ceduo per la produzione del legname usato
nell'industria del mobile. Viene anche coltivata per le proprietà officinali e
medicinali. Si moltiplica naturalmente per seme, per talea dei polloni o si
piantano soggetti di due anni provenienti dai vivai.
Albero
dal portamento elegante, insolito in zona mediterranea, dal sapore di favole e
leggende nord europee. Adattandosi a questo habitat particolare ha modificato i
suoi caratteri, diversificandosi dalle altre specie di betulle (B. pendula
- B. pubescens) presenti in Europa. E' specie esclusiva dell'Etna. Qui
riesce ad esprimere una particolare bellezza ed una capacità notevole di
adattamento alle condizioni più diverse . Alta e slanciata in terreno piano e
riparato,diventa più tozza se il terreno é scosceso e poco profondo ,
piegandosi fino a terra se esposta al vento .Riesce a crescere,
sopravvivere e svilupparsi anche in condizioni "estreme" .
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5 |
NOME VOLGARE: Betulla dell'Etna
NOME SCIENTIFICO: Betula aetnensis
FAMIGLIA: Betulaceae
HABITAT
Prospera bene in
alta quota, sul suolo vulcanico leggero, umido e ricco di humus. E' in grado di
resistere al caldo e ai freddi intensi. La caratteristica più peculiare, che la
differenzia dalle altre specie del genere Betula, è un apparato
conduttore adattato a sopravvivere in condizioni di caldo e freddo estremi, che
consentono a questa specie di colonizzare ambienti generalmente preclusi ad
altre specie arboree e cresce in formazioni boschive ad
un altitudine compresa tra i 1300-
CARATTERISTICHE
E’ una pianta
arborea,che raggiunge altezze da 4-
I frutti sono
piccoli coni marroni che contengono semi detti acheni, forniti di piccole ali
membranose utili per la disseminazione ad opera del vento. Fiorisce in
aprile-maggio.
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USI E CURIOSITA’
Il legno di colore
bianco, elastico e resistente, trova impiego nella fabbricazione di oggetti di
uso domestico (un tempo anche per gli sci). Viene utilizzato come combustibile
di ottima qualità, nell'industria per la produzione di inchiostri e in medicina
per le proprietà adsorbenti nelle affezioni intestinali. La corteccia è
pregiata nell'industria conciaria e farmaceutica. La linfa, ricca di zuccheri,
nei Paesi del Nord viene fatta fermentare per la produzione di aceto e bevande
alcoliche. Infatti, se si praticano dei fori nel tronco della
betulla ne sgorga un succo dolciastro da cui si ottiene lo zucchero di betulla
che, dopo fermentazione, dà un bevanda, la birra di betulla.
Sino agli inizi
degli anni '60 si utilizzavano i rami della pianta, prelevati durante
l'inverno, per fabbricare scope impiegate nei cortili e nelle stalle, da qui la
betulla è stato definito anche come 'L'albero delle scope'.
E' molto usata come pianta ornamentale per l'elegante portamento e il bel
colore della corteccia e delle foglie. In selvicoltura viene talvolta impiegata
come specie consolidatrice di versanti instabili, dove si diffonde
rapidamente.La Betulla dell’Etna è una pianta molto longeva ma dato il suo
esiguo popolamento, non sono descrivibili usi particolari per questa specie,
salvo quelli medici.
STORIE E LEGGENDE
La
betulla e' senza dubbio una pianta evocativa. Il colore bianco della corteccia,
la chioma leggera e luminosa ed il portamento pendulo dei rami le conferiscono
un aspetto puro e delicato.
Al tempo stesso la capacità di crescere su diversi tipi di suoli e di resistere
al freddo la rendono efficace simbolo dell'adattabilità', dell'umiltà' e della
tenacia.
Probabilmente proprio per questi suoi aspetti peculiari, pur non essendo un
albero possente e longevo, era venerata
come albero cosmico dagli sciamani siberiani. In Scandinavia la
betulla e' uno dei primi alberi ad emettere le foglie in primavera, per questo
era venerata come albero della rinascita primaverile ed associata a feste
popolari e religiose tipiche della stagione.
Nell'antica Roma, i fasci intorno all'ascia che reggevano i littori davanti ai magistrati
erano composti da rami di betulla. I fasci
rappresentavano le punizioni che potevano essere inflitte ai colpevoli ed
avevano anche la funzione di purificare l'aria dinanzi ai magistrati.
Secondo R. Graves (1 979) in tutta Europa i rami di betulla sono stati usati
'per calmare gli esagitati e frustare i delinquenti, e una volta gli alienati,
allo scopo generale di scacciare gli spiriti cattivi.
Insomma questa pianta 'purificava in senso lato. In Francia, nel Medioevo la
betulla
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era
considerata simbolo di saggezza e, per la gioia degli scolari, spesso con i
suoi rami venivano intrecciate le bacchette dei maestri!
Una leggenda racconta del popolo dei Bedoyeres: abitano più a nord e la loro regina è “la più possente ed orgogliosa
signora di tutte le Alpi”. Dovrebbero dunque aver abitato
Una leggenda popolare dell’Estonia narra che un contadino, avendo visto uno
straniero assopito sotto un albero mentre stava per arrivare un temporale, lo
destò dal suo sonno perché si mettesse al riparo. Riconoscente, lo straniero gli
disse: “Quando, trovandoti lontano dal tuo paese, ne sentirai una nostalgia
acuta, vedrai una betulla tutta contorta. Bussa sul suo tronco e chiedi: Il
contorto è in casa?” Un giorno il contadino, costretto a fare una guerra in
Finlandia, pensava con tristezza alla sua casa e ai suoi bambini lontani,
quando vide una betulla contorta. Ricordandosi delle parole dello straniero, si
avvicinò al tronco, bussò e fece la domanda di rito. In men che non si dica
apparve il signore della betulla, che chiamò a sé lo spirito più veloce,
ordinandogli di trasportare il soldato nel suo paese con la sacca piena di
monete.
Tra i popoli slavi
A tarda primavera, nei giorni del disgelo, uscivano dalle acque e si portavano,
vestite di lunghi abiti candidi, ad insidiare i viandanti che si trovavano a
passare tra i boschi di tronchi biancastri. Chi non fosse stato in grado di
resistere a loro, veniva catturato ed ucciso. Per scongiurare questo pericolo,
quelle popolazioni erano solite tagliare annualmente una enorme Betulla per poi
metterla eretta nella piazza del paese e danzarvi attorno lungamente in modo
propiziatorio. Di quella stessa pianta si faceva poi, a sera inoltrata, un
grande falò e se ne disperdevano le ceneri nei campi. Nell'immaginario popolare
che circonda quest'albero non c'è però solo paura e superstizione. Esiste anche
una certa sacralità, ben radicata soprattutto nella tradizione contadina, per
via dei molteplici usi che si potevano fare di ogni sua parte. Col suo legno si
stendevano i pavimenti e si sono fabbricati i primi sci. Macerato, si mostrava
adatto anche per impasti da carta; se invece ben stagionato, ottimo come
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combustibile. Tra le tante proprietà alimentari e
officinali, una certa fortuna ha avuto la capacità della sua linfa di dare una
bevanda alcolica paragonabile ad un vino.
Tra le popolazioni siberiane la
betulla è l'albero sacro per eccellenza, rivestendo tutte le funzioni dell'Axis
Mundi. In quanto pilastro cosmico viene inciso con sette, nove o dodici tacche
che rappresentano i livelli celesti.
La betulla è talvolta associata alla luna, o al sole e alla luna: in questo
caso è doppia, padre e madre, maschio e femmina.
Plinio pensava che la betulla fosse originaria della
Gallia: "la betulla, dice, fornisce ai magistrati i fasci che tutti
temono, e ai panierai i cerchi e le coste necessari per la fabbricazione di
panieri e cestini".Viene impiegata anche per confezionare torce nuziali, ritenute
porta-fortuna il giorno delle nozze.
Barbaro Martina
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Camarezza
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Essa appartiene alla
famiglia delle Valerianaceae,la si trova spesso sui muri e la sua fioritura
avviene nel periodo da Maggio fino ad Agosto.
Il nome del genere
Centranthus deriva
dal greco "kentron"=sperone e "anthos"=fiore per la sua
corolla speronata; il nome della specie
ruber=rosso è
ispirato al suo colore spesso arrossato.
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CARATTERISTICHE
Bella e vistosa
pianta alta 30-
La foglia è lunga
8-10 e larga fino a
Il fiore è di
colore rosso, bianco o rosa scuro, è piccolo, tubuloso, composto da 5 lobi
aperti; si riunisce in grandi corimbi su lunghi fusti.
Il frutto è una nucula
provvista di un pappo
piumoso.
Questa pianta non
ha bisogno di un terreno specifico infatti può essere anche secco e arido,però
ha bisogno di essere esposta in pieno sole o in leggera ombra.
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Le sue radici
hanno proprietà sedative,
antispasmodiche
e analgesiche.
Poiché ha poche esigenze e non necessita di particolari cure, questa pianta si
coltiva facilmente, diventando a volte invadente. C’è la possibilità di vederla
moltiplicarsi anche in luoghi aridi e rocciosi.
Pulvirenti
Annalisa
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La camomilla
NOME
BOTANICO: Camomilla
GENERE: Matricaria
FAMIGLIA: Asteracee
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CARATTERISTICHE
Pag.
14
ha il ricettacolo
pieno,ed i petali rivolti verso l’alto.Il frutto,che deriva dalla
Camomilla è un achenio
di circa
USO
Della Camomilla in
genere vengono raccolti i fiori,preferibilmente dopo aver perso i petali ma
prima di essersi essiccati sulla pianta stessa. Una comune metodologia di
raccolta consiste nel far passare fra le dita gli steli della pianta in maniera
tale da raccogliere solamente i fiori evitando una lunga fase di pulitura.
Gli
infusi di fiori di camomilla notoriamente vengono utilizzati per i loro effetti
blandamente sedativi, un suo prolungato uso può portare però l'organismo ad una
reazione opposta: è infatti noto che molte persone, che hanno ecceduto
nell'assunzione di infusi o decotti di camomilla, non riscontrino più effetti
sedativi, bensì tonico-eccitanti. Inoltre, se lasciata per troppo tempo in
infusione, l'effetto della camomilla non è più di calmante ma di eccitante.
Questa perché vi è presente una piccola quantità di caffeina.
Le
tisane ottenute con questa pianta inoltre provocano l'espulsione di gas
intestinali in eccesso. Sono infine note le proprietà nutrizionali della
camomilla rispetto ai capelli e rispetto al cuoio capelluto; si utilizza anche
per schiarire i capelli biondi che con il tempo tendono al castano: per questi
scopi si deve preparare un infuso di fiori di camomilla, lasciarlo raffreddare,
filtrarlo e poi utilizzarlo regolarmente dopo lo shampoo.
PROPRIETA’
La camomilla
esercita blandi effetti, comunque interessanti:
Pag.
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CURIOSITA’ E LEGGENDE
Il significato dei suoi nomi sono "matrix" (utero), perché ha la
proprietà di calmare le contrazioni uterine; "chamo" (piccolo) e
"milla" (mela) perché ricorda l'odore di questo frutto.I fiori di
camomilla venivano ogni tanto essiccati per sostituire il tabacco che nei tempi
passati spesso era piuttosto raro e troppo costoso. Forse non tutti sanno che
la camomilla è utile per le piante. Infatti il suo infuso è capace di
accelerare la fermentazione delle sostanze organiche per cui si può preparare
in un angolo del proprio giardino un fertilizzante naturale mescolando
terriccio, residui organici
della cucina e del giardino e mescolando il tutto con l'infuso di camomilla.
COLTIVAZIONE
La camomilla viene
seminata in primavera in terra piena, in luoghi soleggiati, su
substrato leggero
e sabbioso; si dissemina spontaneamente. Togliere le erbacce ed
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irrigare fino alla
raccolta dei capolini, lasciando eventualmente qualche pianta per la produzione
di semi per l’anno successivo. Pulvirenti
Jessica
Il Castagno
Il castagno
( Castanea sativa ) è un albero che appartiene, insieme alle querce e ai
faggi, alla famiglia delle Fagaceae. Il frutto, noto come castagna, è
commestibile ed ha una notevole importanza economica. È un albero longevo, alto
in media dai 15 ai
Le foglie sono
caduche e disposte alternatamene , la forma è ellittico -lanceolata, sono
dentate ai bordi, con apice acuminato e base leggermente cuneata, misurano da
Il castagno, ha
infiorescenze (amenti) formati da fiori unisessuali, monoici e poligami,
portati sulla vegetazione dell’anno che, quindi, si evolvono solo a foliazione
completa; i fiori staminiferi o maschili sono portati in infiorescenze lunghe
da
IL FRUTTO
Il frutto, commestibile,
noto come castagna è incluso in un riccio spinoso, botanicamente è un achenio.
I frutti laterali sono emisferici mentre quello centrale è appiattito; ciò è
dovuto oltre a cause genetiche anche alla posizione all'interno del riccio.
Spesso sono presenti castagne "vuote" a causa di cattiva
impollinazione.
Ogni pianta produce mediamente 20-
Pag.
17
Le castagne sono
utilizzate per la preparazione di ottime marmellate. La farina di castagne è
utilizzata in svariati impasti, tra cui dolci tipici come il castagnaccio o i
necci. Le caldarroste sono castagne arrostite sul fuoco in apposite padelle
bucate. Inoltre è anche utilizzata nell'alimentazione degli animali da
allevamento. Nell'industria dolciaria, la particolare varietà detta
"marroni" è utilizzata per la produzione dei marron glacé. Il marrone
mediamente è di pezzatura maggiore alla comune castagna.
Il Castagno dei cento cavalli
In Sicilia è
presente un tipo di castagno chiamato Castagno dei Cento Cavalli è un
albero di castagno plurimillenario, ubicato nel Parco dell'Etna in
territorio del comune di Sant'Alfio (CT). Il castagno, considerato come il più
famoso d'Italia, è stato studiato da diversi botanici e visitato da molti
personaggi illustri; la sua storia si fonde con la leggenda di una misteriosa
regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, vi trovarono
riparo da un temporale.
Notizie storiche sul castagno
L'albero si trova
nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in
un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna. Diversi botanici concordano che
avrebbe dai due ai quattro mila anni di vita e secondo il botanico torinese Bruno
Peyronel è l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia(1982).Le
prime notizie storiche certe sul Castagno dei Cento Cavalli furono fornite dal
De Amodeo, Carrera e da altri nel XVI
secolo. Pietro Carrera ne «Il Mongibello» (1636), descrisse maestoso
il tronco e l'albero «...capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli».
Successivamente ne parlerà anche Antonio Filoteo (1611).
Il 21 agosto 1745 venne emanato un primo atto dal «Tribunale
dell'Ordine del Real Patrimonio di Sicilia» che tutelava istituzionalmente
il Castagno dei Cento Cavalli ed il vicino Castagno Nave. Visto il
periodo (fine del XVIII secolo) è un atto da annoverare fra i primati della
tutela ambientale. L'insigne naturalista catanese Giuseppe Recupero in «Storia
naturale e generale dell'Etna» descriveva dettagliatamente l'albero, cercò
di fornire diverse prove e dimostrazioni sulla unicità dalla pianta (allora era
in discussione se fossero più alberi) e narrò che nell'anno 1766 trovò la
casa molto deteriorata (esisteva una casa sotto le fronde del castagno, si
può notare nel quadro di Jean Houel).Sarà ritratto da molti viaggiatori del Grand
Tour, fra questi Patrick Brydone e Jean Houel, che, nella sua opera Voyage
de
Pag.
18
..."La sua
mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la
sensazione provata nel descriverlo. Mi feci inoltre, dai dotti del villaggio
raccontare la storia di questo albero (che) si chiama dei cento cavalli in
causa della vasta estensione della sua ombra. Mi dissero come la regina
Giovanna I d'Aragona recandosi dalla Spagna a Napoli, si fermasse in Sicilia e
andasse a visitare l'Etna, accompagnata da tutta la nobiltà di Catania stando a
cavallo con essa, come tutto il suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale,
essa si rifugiò sotto quest'albero, il cui vasto fogliame bastò per riparare
dalla pioggia questa regina e tutti i suoi cavalieri"...
A seguito del
dipinto e delle belle parole che Houel dedicò all'artista, in tempi recenti
l'amministrazione comunale ha deciso di dedicargli una Via, proprio nei pressi
dell'albero. Inoltre questo sarà oggetto di studio da Alberto Fortis in Della
coltura del castagno (1780), che lo troverà degradato.Nel
Si narra che una
Regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale,
durante una battuta di caccia, nelle vicinanze dell'albero e proprio sotto i
rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a
sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia,
si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito.
Non si sa bene quale possa essere la regina, secondo alcuni si tratterebbe di
Giovanna I d'Aragona, secondo altri Giovanna I d'Angiò ed è così che la
leggenda verrà collegata all'insurrezione del Vespro (XIV-XV secolo). Ma è
tutto, molto probabilmente, frutto della semplice fantasia popolare. Ad esempio
la regina Giovanna d'Angiò, pur essendo nota per una certa dissolutezza nelle
relazioni amorose, è quasi certo che non fu mai in Sicilia. Inoltre, traendo
spunto dalla leggenda, alcuni poeti cantarono del castagno e della regina, fra
questi vanno citati Giuseppe Borrello e Giuseppe Villaroel che furono fra i
maggiori poeti dialettali catanesi del XIX secolo, e Carlo Parini.
Pag. 19
POESIA DEDICATA AL CASTAGNO DEI CENTO CAVALLI
“un pedi di castagna tantu grossu
ca ccu li rami so forma un paracqua
sutta di cui si riparo di l’acqua,
di fùrmini, e saitti
a riggina Giuvanna
ccu centu cavaleri,
quanno ppi visitari mungibeddu
vinni surprisa di lu timpurali.
D’allura si chiamò
st’àrvulu situatu ‘tra ‘na valli
lu gran castagnu d’i centu cavalli.”
Giuseppe Borrello
IL CASTAGNO OGGI
Il castagno,
misura circa
In realtà, oggi si presenta costituito da tre polle (fusti),
rispettivamente di 13, 20 e
ALTRI ALBERI PLURISECOLARI
ETNEI
Nelle vicinanze
dell'albero, a circa quattrocento metri, si trova un altro castagno con almeno
mille anni di vita, il Castagno Nave (chiamato anche Castagno S.Agata
o Arrusbigghiasonnu - risveglia sonno - forse per il cinguettio degli
uccelli o forse per le fronde basse che destavano improvvisamente dal sonno
qualche carrettiere passante). Questo castagno sarebbe, secondo alcuni studi,
il secondo per antichità e grandezza
in Italia. La
circonferenza misura
Pag.
20
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Castagno
dei cento cavalli
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Castagna
Di Leo Ilaria
Pag. 21
Cerastium
tomentosum Peverina tomentosa
Caryophyllaceae
Pianta
bianco-tomentosa alta 10 -
Fusti ascendenti e ramificati dalla base.
Foglie biancastre, pelose, strette, opposte, lineari-lanceolate.
Fiori singoli a 5
petali incisi, spatolati lunghi 1,5-2 volte i sepali
che formano cuscini su terreni sassosi calcarei.
Fiorisce da Giugno ad Agosto
Rupi, ghiaioni, macereti da
Appennino Centrale e Meridionale dai Sibillini alla Calabria e Sicilia
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Grillo
Gloria
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Il
Crespino
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FAMIGLIA: Berberidaceae
NOME BOTANICO:Berberis vulgaris
NOME VOLGARE:”bbàrbaru”
È un
albero alto da uno a tre metri con grosse radici scure all'esterno e gialle
all'interno; la pianta presenta molti rami spinosi. Le foglie sono ellittiche,
si restringono alla base in un corto picciolo e arrotondate all'apice; la
superficie è larga e lucida, il margine è dentellato. Le foglie sono alterne
sui rami lunghi oppure sono riunite in fascetti su dei rametti molto corti,
alla base di ognuno dei quali è presente una spina composta da tre a sette
aculei pungenti Il frutto è una bacca lunga
Pag. 23
Cresce
quasi esclusivamente dalla regione montana a quella alpina fino a
L’uso
esterno del crespino,da collegare forse alla presenza dei tannini e delle saponine,è di tipo astringente e si
applica alle irritazioni della mucosa della bocca e della gola,in particolare
alle gengive molli e sanguinanti;esternamente viene usato anche come
antipiorreico.Si conosce anche l’impiego oftalmico in colliri registrati come
specialità farmaceutiche .I preparati di “Berberis” sono stati impiegati con
successo nel trattamento della leishmaniosi enella trypanosiomiasi.
Sono proprietà
amaricanti, toniche, astringenti, febbrifughe, depurative, diuretiche. Viene
usata la corteccia delle radici come anche foglie e frutti.
Indicata
erroneamente anche per i Nebrodi,forse perché un tempo con il termine Nebrodi si indicavano anche le Madonie,ove la
pianta è rappresentata.Il termine Berberis corrisponde al nome arabo del
frutto,che un colore rosso .
Pag. 24
Euforbia arborea
Il
nome del genere e della famiglia derivano dal medico greco Euphorbos (1° sec.
a.C.)e il nome specifico dal greco dendron = ‘alberello’, ‘arbusto’ per il
portamento della pianta.
L'euforbia arborea
è una pianta velenosa ed irritante perchè ricca di lattice tossica come
le specie dello stesso genere che raggiunge le maggiori dimensioni ed è in
grado di resistere in ambienti assolati e aridi come quelli costieri.
PROPRIETA’
Nome latino: Euphorbia Dendroides
Famiglia: Euphorbiaceae
Foglie: oblunghe-lanceolate
Fiori:infiorescenze su 3-10 assi;fiori giallo-oro al di sotto dei quali si trovano delle brattee anch’esse giallastre o giallo-verdastre.
Fioritura:da Aprile a Giugno;dopo la fioritura si osservano frutti verdastri che
permangono fino a maturazione all’apice dei rami.
Frutti:si trovano nella capsule di
5-
Portamento: cespuglio alto
sino a
DIFFUSIONE
È una essenza tipica della macchia mediterranea.
Prospera in ambienti litoranei aridi e soprattutto calcarei, su scogliere e
rupi presso il mare, da
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Essendo abituata a sopravvivere in condizioni di estrema aridità questa
pianta va in riposo vegetativo nel periodo secco, perdendo in parte o tutte le
foglie, per poi riprendersi con le prime piogge di inizio autunno.
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Questa pianta viene
utilizzata a scopo ornamentale per
formare siepi e bordure lungo i giardini in prossimità delle coste nella
regione mediterranea. Il
lattice che geme dalla pianta ferita oltre ad essere tossico ha anche proprietà
urticanti,
tanto che veniva usato in medicina popolare, al pari del lattice del fico per
bruciare porri e verruche, questa sua proprietà ha protetto l’Euforbia
dall’attacco delle capre e degli altri erbivori.
CURIOSITA’
E LEGGENDA
Narra una leggenda
che questo lattice avesse anche proprietà magiche e che la maga Circe lo usasse
nei suoi incantesimi infatti il
promontorio del Circeo dove viveva la maga è ricchissimo di Euforbia.
Pare anche che
in passato questa pianta venisse usata dai pescatori per stordire e catturare i
pesci. Le sostanze contenute nel lattice hanno
infatti effetto tossico anche sui pesci,
ovviamente in ambienti chiusi, e queste caratteristiche erano sfruttate
anticamente da pescatori di frodo in ambiente fluviale.
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Bonaccorso Ilenia
Il
Faggio
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Il faggio (Fagus
sylvatica) ha una chioma massiccia, molto ramificata e con fitto fogliame,
facilmente riconoscibile a distanza perché molto arrotondata e larga, con rami
della porzione apicale eretti verticali. Le foglie ovali sono disposte sul ramo
in modo alterno, lucide su entrambe le facce, con margine ondulato, cigliato da
giovani. In autunno assumono una caratteristica colorazione arancio o
rosso-bruna. Fiori monoici, piccoli e verdastri, quelli maschili riuniti in
amenti tondi e penduli, lungamente picciolati, quelli femminili accoppiati in
un involucro, detto 'cupola', hanno ovario triloculare, la fioritura avviene
generalmente nel mese di maggio. I frutti sono grossi acheni, trigoni, rossicci, contenuti in ricci deiscenti per 4
valve, sono detti faggiòle o faggine.
Il faggio è diffuso sulle Alpi e sugli Appennini,
dove forma boschi puri (faggete) o misti (di solito con Abies alba
o Picea
abies), nelle stazioni oltre i
Il faggio è una
specie con particolari esigenze ambientali, vive in ambienti con abbondanti
precipitazioni ed elevata umidità, ma allo stesso tempo è sfavorito dal
ristagno d'acqua nel terreno, dal freddo intenso e dalla siccità prolungata.
Non ama le depressioni profonde o oscure delle valli, ma neppure le sommità
asciutte. È favorito in quella parte di montagna in cui si addensano le nubi e
le nebbie. In presenza di suoli non molto acidi e humus fertile cresce
bene sia su rocce carbonatiche che silicee, in
condizioni
difficili predilige invece un substrato carbonatico-dolomitico.
Pag.
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Probabilmente anche il faggio,
insieme ad altre piante, fu simbolo di quell'albero cosmico che unisce cielo,
terra e inferi, sostenendo e nutrendo il cosmo. A Roma esisteva un tempio
dedicato a Giove di fianco ad un faggio sacro: quindi è possibile che il culto
del faggio sia poi stato eclissato da quello della quercia, divenuta l'albero
di Giove.
L'albero continuò comunque ad ispirare la fantasia popolare, tant'è vero che in
Francia si narrava una leggenda a testimonianza della sua aura divina. Una
notte un contadino udì un insolito fruscio proveniente da due faggi che
sembravano abbracciarsi. Cominciò così ad ascoltare e riconobbe due voci umane:
erano quelle dei suoi genitori che si lamentavano per il freddo. Parlando con
essi scoprì che stavano scontando una pena per essere stati poco caritatevoli
in vita, secondo la credenza per cui i faggi sono abitati da anime che devono
espiare una pena.
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Chiaia Nicoletta
FAMIGLIA:Aspidacee
NOME VOLGARE:Felce maschio
CARATTERISTICHE
Felce perenne con
rizoma lungo fino a
SINONIMI:
Nephrodium filis - Rich.- mas; Polystichum filix - mas
- Roth.
HABITAT
Cresce nei luoghi
ombrosi e freschi. Boschi 0-
PROPRIETA’ FARMACEUTICHE
Il rizoma è usato,
sotto controllo medico, ed ha proprietà vermifughe ( tenie e ascaridi ).
Le operazioni devono essere seguite da un medico.
Le fronde della felce allontanano cimici e parassiti dell'uomo.
La felce maschio
ha un fusto sotterraneo (rizoma) strisciante con un ciuffo di foglie lunghe,
che a volte possono avere la lunghezza di un metro. Tali foglie sono divise in
svariati segmenti, a loro volta suddivisi da molte intaccature che arrivano
fino quasi alla nervatura mediana. Il picciolo, ovverosia il peduncolo che
sostiene la foglia collegandola al ramo, è coperto da squame molto sottili che
hanno sfumature di color marrone. In Italia, è facile il suo ritrovamento nei
boschi, ed in particolare in quelli di montagna. Il rizoma utilizzato è
consigliabile raccoglierlo nella stagione estiva, dopodiché è necessario farlo
seccare rapidamente in ambienti asciutti e ventilati, per poi provvedere alla
sua conservazione in luoghi del tutto privi di umidità. Il fusto sotterraneo
mantiene intatte le sue proprietà fino a quando, se spezzato, si può notare un
colore verde. Altrimenti perde le sue virtù .In prevalenza, è utilizzato per
aiutare ad espellere la tenia dagli intestini invasi da tale parassita, preso
al mattino e a stomaco vuoto. La felce maschio non distrugge la tenia, ma
contribuisce a farla staccare dalle pareti intestinali. Per completare il
risultato è quindi indispensabile
Pag.
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assumere poi un
purgante assolutamente non oleoso. I grassi del cibo o del purgante
oleoso, infatti, si unirebbero alla sostanza contenuta nel rizoma del felce maschio provocando un avvelenamento. Essendo quindi una pianta pericolosa, è di priorità assoluta la consultazione di un medico prima del suo eventuale uso.
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Passalacqua
Antonella
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La lavanda
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NOME VOLGARE:lavanda vera
NOME BOTANICO:lavandula officinalis o
angustifolia
FAMIGLIA:labiatae
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CARATTERISTICHE
La
lavanda è un arbusto perenne,sempreverde che cresce raccolto a cespuglio,con
fusti eretti,tendenzialmente legnosi alla base;può raggiungere l’altezza di un
metro.Le foglie,lanceolate,sono di colore verde ,con sfumature grigie e i
fiori,di colore azzurro scuro-viola,sono raggruppati alla cima di una sottile
spiga.La lavanda predilige un terreno sassoso e ben esposto al sole. Cresce
dalla regione mediterranea a quella montana(dai 300 ai 1000m)nei terreni
asciutti,esposti al sole e con in buon contenuto di calcare.Cresce spontanea
specie sotto i 500m ed è abbondantemente coltivata soprattutto in Provenza,dove
si possono ammirare diverse varietà,tutte stupefacenti che oltre a permeare
l’aria con la loro deliziosa fragranza,donano una nota di colore al
paesaggio.Tra i suoi nomi vanta quello di “spighetta di San Giovanni”in quanto
è proprio durante il periodo del solstizio d’ estate che le sue spighe
fioriscono rendendone possibile la raccolta.
COLTIVAZIONE
Le
specie attualmente coltivate in Italia sono due:
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ideale
sia perché il decorso dell’acqua piovana è favorito,sia perché le radici della
Lavanda contribuiscono a tenere fermi i terreni che hanno tendenza a franare.La
Lavanda può essere coltivata anche in vaso, purché all’aperto. I fiori si
raccolgono nel periodo giugno-luglio quando sono aperti.Poi si lasciano seccare
all’ombra e si conservano in vasi di vetro scuro. I fiori essiccati e messi nei
sacchetti profumano la biancheria per anni.
PROPRIETA’
Le infiorescenze e le foglie
della lavanda sono molto ricche di un olio essenziale volatile dalla
composizione molto complessa,costituito da vari alcol terpenici e dai loro
esteri. Quest’olio è stato considerato tra i più versatili ed utili sia per gli
adulti che per i bambini,per malattie che per casi d’emergenza .Il colore
stesso della Lavanda è considerato il colore del silenzio,della calma e della
tranquillità,della contemplazione e della spiritualità. L’Olio essenziale di
Lavanda ha un colore chiaro,limpido,a volte tendente
al giallino e un odore caratteristico,floreale,erbaceo,dolciastro,balsamico.Per
produrlo vengono utilizzate le estremità fiorite.Le proprietà principali di
quest’olio sono:antinfiammatorie,cicatrizzanti,rilassanti e calmanti.Le diverse
applicazioni cliniche dell’Olio essenziale avvengono con differenti possibilità
di somministrazione:per assunzione orale o per inalazione,puro in poche gocce
sulla pelle oppure con il massaggio se veicolato da olio adatto.La Lavanda è in
grado di produrre anche il miele.
USI
Pag. 32
terapeutiche.Il
popolo ebraico la utilizzava per lo più a scopi rituali con la finalità di
purificare
cose e ambienti. L’aroma fresco e pulito fa della Lavanda una delle erbe più
comunemente utilizzate nelle case per profumare biancheria(e nel contempo tenere
lontane le tarme)ed ambienti.
LEGGENDE
Si
racconta la leggenda che i Guantai della Provenza,terra per eccellenza della
Lavanda,spalmassero i pellami del suo olio per renderli immuni alla peste.
L’antica tradizione vuole inoltre che le donne raccogliessero le spighe fiorite
durante la notte di San Giovanni e,legatele in mazzetti,se ne facessero dono
l’un l’altra a scopo di protezione astrale e magica. La spiga di lavanda è considerata un
amuleto contro le disgrazie ed i demoni e si dice che sia anche un talismano
per portare prosperità e fecondità. La lavanda è l'essenza astrale del segno
zodiacale dell'Ariete.
CURIOSITA’
I
fiori di Lavanda venivano usati nell’ antichità come calmanti naturali e rimedi
contro l’ insonnia e i sonni agitati.Anche la poetessa greca Saffo si
cospargeva di olio profumato alla Lavanda prima di coricarsi e nascondeva
alcuni fiori avvolti in una tela di lino sotto il cuscino. La lavanda è stata ed è l'elemento base
per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa.
Pulvirenti
Jessica
Pag. 33
Il
Lupino
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Il
Lupinus albus è originario del bacino del Mediterraneo e del Nord America fa
parte della famiglia dei legumi, ed è il seme di una pianta alta fino a un
metro e con foglie palmate. I suoi semi sono grossi come un fagiolo,
schiacciati, di colore bianco o leggermente bruno e crescono in baccelli che si
sviluppano sul fusto principale della pianta. Vengono coltivate tre specie di
lupino: quello bianco, giallo e azzurro (detto anche a foglia stretta).
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DOLCIFICAZIONE
I lupini contengono un alcaloide amarissimo e sono leggermente
tossici, per poterli mangiare bisogna prima "sanarli" tramite un
processo di dolcificazione dove innanzi tutto vanno tenuti ammollo in acqua fredda,
per 24 ore; dopo di che passano nella "caldaia"; un pentolone dove
cuociono immersi in acqua salata, finché il loro colorito passa dal bianco al
rossiccio. Successivamente si dispongono in grandi cesti metallici, i quali
restano immersi in acqua corrente per almeno 5 giorni. Infine si mettono a
scolare in panieri di vimini, aggiungendovi una debole salatura. Da quanto
appena detto si evince che le manifatture dove si dolcificano i lupini devono
esser situati in luoghi in cui scorre abbondante acqua in superficie. Uno di
questi luoghi si trova alla periferia di Acireale,contrada Reitana, dove, ancor
oggi esiste l'ultimo laboratorio per la
dolcificazione dei lupini. In ogni modo i lupini trattati nel
modo sopraddetto, sono posti in commercio dai "luppinari"; umili
ambulanti che li offrono ai passanti in piccoli involti, un tempo di carta, ora
di plastica. Sovente i semi di Lupino in vendita presentano all'esterno una
patina biancastra, detta “raddu”, che sembra loia, ma che invece è frutto della
desquamazione della buccia e che li rende più appetibili. Un altro
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importante impiego della pianta del Lupino si aveva con la
"luppinata". Era questa una
antica pratica di sovescio che si effettuava nei vigneti.
Annualmente fra i filari delle viti si seminavano buone quantità di semi di
Lupino, i quali, germinando, davano vita a una serie di giovani piante. Prima
che i novelli lupini fruttificassero si aveva cura di interrarli in profondi
solchi (fussuna) e, così facendo, si fertilizzava il terreno. Infatti il
Lupino, come tutte le altre leguminose, ha sulle radici i tubercoli dei batteri
azoto-fissatori, capaci di arricchire il suolo di questo indispensabile
elemento.
Anche la parte aerea delle piante di Lupino che crescevano inselvatichite
trovavano una utilizzazione nel mondo contadino di un tempo passato: venivano
raccolte e date in pasto al bestiame come foraggio.
ASPETTI NUTRIZIONALI
Il seme di lupino è molto ricco in proteine (34-43% sul peso
secco), ha una rilevante percentuale di olio (5,4-10,0%) e contiene poco amido
(0,7-2,2%). La percentuale di fibra grezza è elevata (14-16,5%). In più i semi
d lupino contengono piccoli quantitativi di una serie di altri composti, come
fitati, oligosaccaridi e inibitori della tripsina. Tradizionalmente essi sono
stati considerati fattori antinutrizionali, ma ora sono sempre più ritenuti
fattori favorevoli nutrizionalmente-attivi, a causa dei loro potenziali
benefici effetti in farmacologia, medicina, cosmesi e in campo alimentare.
L’elevato contenuto proteico e il contenuto di olio del seme di lupino,
relativamente elevato, specialmente nel caso del lupino bianco, rende la
coltura del lupino interessante sia per il consumo umano che per
l’alimentazione animale.
UTILIZZI
- 1. Valore nutritivo e sono usati nell’alimentazione
animale soprattutto in Australia.
- 2. Lessati e salati, vengono
consumati anche dall’uomo tostati, macinati ed usati come surrogato del
caffè.
-
- 4. Anticolesterolo e vermifugo.
- 5. Antiabetico secondo
la credenza popolare la quale sostiene che questa pianta possa arrecare
beneficio a chi soffre di diabete; il quale, come è noto, arreca crisi
iperglicemiche; cioè aumenta la percentuale di zucchero nel sangue.
Orbene, in questo senso, la cultura popolare consiglia di mangiare semi tostati
di lupini, oppure semi freschi e crudi oppure di bere l'acqua di cottura dei
semi; in tutti i casi i lupini avrebbero capacità ipoglicemizzanti,
sostituendosi all'insulina.
Non vi sono prove farmacologiche che confermano tali doti per la pianta in
questione; riteniamo si tratti di semplici credenze dovute alla legge del contrappunto:
per diminuire il tasso di zucchero nel sangue, accorre ingerire una sostanza
amara, come quella che è contenuta nel Lupino.
Pag. 35 Cammarata
Giulia
Il Pungitopo
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Il Pungitopo
(Ruscus aculeatus L.) è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche
rosse, appartenente alla famiglia delle Ruscaceae. Il nome
"pungitopo", deriva dall'usanza contadina di proteggere dai
topi con mazzetti di questa pianta, i salumi e i formaggi messi a
stagionare. Cresce in Europa centrale e meridionale su dirupi aridi e sassosi,
luoghi boschivi (soprattutto querceti e faggeti) e macchia; predilige le zone
calde e i terreni calcarei; sporadica.
CARATTERISTICHE
Ha delle
strutture, che pur simili a foglie, sono fusti appiattiti (cladodi) che
hanno sviluppato funzioni simili a quelli delle foglie, essendo anch'essi
fotosintetici. I fiori maschili e femminili si trovano su rami diversi portati
al centro dei cladodi. Tra i cladodi, in primavera, si
schiudono i minuscoli fiori verdastri, e quindi i frutti, che maturano in
inverno, e che sono vistose bacche scarlatte grosse come ciliegie. I giovani
germogli possono essere mangiati, avendo sapore simile a quello dell'asparago.
Pag. 36
PROPRIETA’ OFFICINALI
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Le radici del pungitopo vengono raccolte tra settembre e novembre, il rizoma viene pulito ed essiccato al sole. La radice e il rizoma del pungitopo contengono saponine steroidi, dall'azione vasocostrittrice e antinfiammatoria, e rutina, che ha azione protettiva dei capillari. Il rizoma è proteico e diuretico; viene usato per combattere le emorroidi e contro il gonfiore delle gambe. I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.
USI
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Pag.
37
Usato
nelle nostre case come pianta ornamentale nel periodo natalizio, il pungitopo è
da sempre considerato un efficace vasocostrittore d’origine vegetale e, per
questo, componente di molti farmaci antiemorroidali e antivaricosi.
Le parti più utilizzate sono la radice e il rizoma. Soprattutto la radice è la
più ricca di saponine, flavonoidi, tannini e oli essenziali dall’azione
vasocostrittrice e antinfiammatoria. Si regala a Natale perchè è un
portafortuna, il suo frutto, la bacca rossa, rappresenta l'allegria, la fortuna
e l’augurio di fecondità e d’abbondanza per l'anno che verrà. Il pungitopo è
utilizzato per combattere:
varici, flebiti, pesantezza delle gambe,
emorroidi e ritenzione di liquidi. I principi attivi in esso contenuti
migliorano la circolazione del sistema venoso e tonificano le pareti dei
capillari. E’ impiegato come diuretico e depurativo.
calcolosi renale, gotta e artrite per la sua
azione depurativa. Il rusco favorisce l'eliminazione dell'acido urico e
aumentando la sudorazione permette una migliore depurazione del sangue.
Cellulite. Gli impacchi di cellulite,
applicati sulla pelle, hanno un effetto corroborante e snellente. E’ un buon
rimedio anche in caso di geloni.
Couperose, perché serve a potenziare il
microcircolo e inoltre ha un’azione antiarrossamento
Pulvirenti
Annalisa
Pag. 38
Il
Romice
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FAMIGLIA:polygonaceae
NOME SCIENTIFICO:rumex scutatus
NOME VOLGARE:acitazzu
DESCRIZIONE
E’ una pianta
perenne alta fino a
HABITAT
Il Romice scudato
si rinviene in tutte le zone montuose d’Italia,dove cresce sulle rocce,i
ghiaioni e i vecchi muri,soprattutto su terreno calcareo. Sull’ Etna a quote
più alte,dai
Pag. 39
CURIOSITA’
Le popolazioni
etnee usano staccare le cime del Romice scudato e masticarle per gustare il
succo leggermente acidulo. Tale pratica è fatta più per passatempo che per
scopo alimentare,anche se la linfa della pianta ha un ottimo effetto
dissetante. Un’abitutine simile è praticata,soprattutto dai ragazzi,anche per
l’Acetosella,specie della famiglia Oxalidaceae,a fiori gialli sorretti da un
lungo peduncolo succulento;la pianta,chiamata in dialetto Acitazzu,è assai più
acida del Romice,avendo un maggiore contenuto di ossalato. In alcune località
etnee le cime del Romice si impiegano anche per insaporire le insalate.
USI
La pianta Romice è
usata in erboristeria per le sue proprietà astringenti,depurative,rinfrescanti,lassative.E’
impiegata in caso di laringite,tosse secca e mal di gola.La sua radice,ricca di
ferro,è utilizzata come antianemico,tonico-ricostituente,astringente.Le foglie
di Romice possono essere usate per uso esterno come cataplasmi per
dermatiti,infezioni cutanee,foruncoli.Le giovani foglie possono essere usate
nelle minestre,oppure miste ad altre erbe cucinate lesse.Dalla pianta si
ricavano anche coloranti e la radice è ricca di ferro e favorisce
l’assimilazione del ferro da parte dell’organismo.
ETIMOLOGIA
Il primo termine
del binomio è il nome con cui i Latini chiamavano la pianta;esso deriva da
“rumex”che ha il significato di asta,lancia,in riferimento alla forma appuntita
delle foglie di molte specie.Non ha consistenza la presunta derivazione da
“rumen”riferita alla pratica che i Latini avevano di masticare le foglie
dell’erbaggio.Il secondo termine allude alla forma delle foglie,simili a uno
scudo.
Calanna
Debora
Pag. 40
Il Salice piangente
Il genere Salix appartiene alla famiglia delle Salicaceae.
Originario dell'Europa,
Asia e Nord America,
comprende circa 300 specie di alberi, arbusti e piante perenni legnose o
frutticose, generalmente a foglia caduca; le specie arboree arrivano ai
PROPRIETA’
ALTEZZA
10m
CHIOMA
emisferica,
“piangente”
TRONCO
sinuoso, spesso piegato, a rami incurvati verso il basso, giovani rami
bruno-rossastri;
CORTECCIA
bruno-rossastra,
solcata
FOGLIAME
deciduo
FOGLIE
semplici,
lanceolato-acuminate, di 10-
FIORI
pianta
dioica con infiorescenze maschili ad amento di
FIORITURA
ad
aprile-maggio
FRUTTI
capsule
in spighe
LE SPECIE SPONTANEE DI SALICIS
Le
specie spontanee della nostra flora sono poco più di 30, molte di difficile
identificazione grazie alla notevole facilità con cui si formano ibridi con
caratteristiche intermedie, tra le più note ricordiamo:
Pag.
41
il S. Alba noto volgarmente col nome di Salice da
pertiche o Salice bianco;
il S. Caprea noto col nome di Salicone o Salcio di
montagna;
il S. Myrsinites arbusto dalle ridotte dimensioni in genere
non supera i
il S. Aurita diffuso dalle Alpi alla pianura padana;
il S.
Elvetica diffuso sui pendii sassosi e sulle morene
lungo le rive dei torrenti alpini, quasi esclusivamente su suoli silicei, ha
foglie bislunghe o ellittico-lanceolate, a margine debolmente seghettato,
glabre superiormente, amenti sessili con antere giallicce o brunastre, ovario
tormentoso,raramente più alte di
il S. Herbacea è uno dei più minuscoli del gruppo dei
salici nani, vegeta nelle zone silicee delle valli nivali, dove forma saliceti
compatti alti 1-
il S. Reticulata pianta pioniera, deve il nome della specie
alla disposizione delle nervature fogliari, molto rilevate sulla pagina
inferiore, che formano anastomizzandosi continuamente, un caratteristico
reticolo, le foglie bollose a forma ellittica o ovoidale-arrotondata,
lungamente spicciolate, di colore verde cupo, i fiori unisessuali, riuniti in
amenti apicali, dei rami di 2 o più anni, sono cilindrici, peduncolati e
provvisti di squame pelose, con 2 nettari, i fiori maschili hanno 2 stami
liberi con antere di colore violaceo;
il S. Retusa comune sulle rupi e i pascoli di alta
montagna fino ai 3.000, è un'importante pianta colonizzatrice di pendii
instabili, ha portamento prostrato e strisciante, con ramificazioni del fusto legnose
e robuste, foglie ovoidali-lanceolate, dal margine liscio e percorse da
nervature parallele, i fiori unisessuali riuniti in amenti brevemente
peduncolati, fiori maschili provvisti di 2 nettari, quelli femminili uno solo,
gli stami sono 2, e le antere inizialmente di colore giallastro assumono
successivamente una colorazione rossastra, il frutto è una capsula conica
peduncolata;
il S. Purpurea chiamato volgarmente Salice rosso o Brillo
specie colonizzatrice spontanea lungo i greti dei corsi d'acqua, viene
coltivato nelle numerose varietà come pianta ornamentale e per la produzione dei
vincastri utilizzati per realizzare cesti, stuoie, oggetti vari; arbusto a
portamento cespuglioso, che a volte raggiunge anche i
Pag.
42
unisessuali
provvisti di una sola ghiandola nettarifera, sono riuniti in amenti sessili,
cilindrici, densi e lunghi
UTILIZZO
Come
pianta ornamentale nei giardini o per decorare
grandi vasche, stagni e le rive dei corsi d'acqua
I
vinchi vengono impiegati in agricoltura per legare le viti, mentre i vincastri
sono utilizzati per realizzare cesti, stuoie, oggetti vari.
Il
legno bianco, tenero, leggero, pieghevole, poco resistente, si presta per
realizzare casse da imballaggio, attrezzi e sculture, per la produzione di
truciolati e cellulosa, utilizzato come combustibile e per fornire un carbone
per la preparazione della polvere pirica.
La
corteccia di quasi tutte le specie contiene tannini che vengono utilizzati per
la concia del pellame. La salicina un tempo usata come sostanza medicinale.
Le
foglie come foraggio per gli ovini.
Pag. 43
CURIOSITA’
Alla morte di Alfred de Musset gli amici, seguendo il desiderio
che il poeta aveva espresso in una poesia, piantarono vicino alla sua tomba un
salice piangente i cui rami cadenti quasi fino a terra e le foglie pendule
evocano non soltanto le lacrime, ma anche il contegno che si tiene ai funerali,
tant’è vero che a una persona addolorata si suole dire :“Sembri un salice
piangente.”
Nell’immaginario popolare l’albero è diventato anche l’emblema del Ricordo
Nostalgico, della Malinconia e del Compianto.
“ I salici che perdono i frutti”: così scrive Omero, secondo un’osservazione
ripetuta da Teofrasto, il quale notava a sua volta come i frutti dei salici
cadessero prima di giungere a maturazione; la rapidità della loro maturazione e
la conseguente caduta evocò nei Greci l’immagine di un albero vivente uccisore
del proprio frutto, simbolo della Madre Terra che perpetuamente genera, per poi
riprendere, nel suo grembo gli esseri generati.
Per questo motivo il salice fu sacro a tutte le dee madri.
In Grecia il salice era dedicato alle dee
lunari,
da Era a Persefone, da Circe a Ecate, tutte personificazioni notturne e infere
della Luna, come triplice dea. Si narra che la culla di Zeus sull’Ida fosse
appesa ai rami di un salice cresciuto fuori dalla caverna dov’era nato il
futuro padre degli dèi.
L’albero era sacro alla Luna perché prediligeva l’acqua e sui suoi rami
nidificava il torcicollo, uccello sacro alla dea. Era il torcicollo un
migratore primaverile che sibilava come un serpente, alzava la cresta quando
era adirato, aveva il collo mobilissimo, deponeva uova bianche e aveva
sulle piume segni a V, simili alle scaglie dei serpenti oracolari, consacrati
alla Luna nella Grecia antica.
Il salice era, inoltre, un albero molto importante per i Celti, tanto che
i sacrifici umani dei Druidi venivano offerti al plenilunio in cesti e vimini e
le loro selci funerarie avevano la forma di una foglia di salice.
Il suo stretto legame con
Nel 1700 era in uso un “vino” di corteccia di salice che veniva
somministrato alle fanciulle di quel tempo che soffrivano di mal d’amore.
Pag. 44
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Gesù saliva verso il Calvario, portando sulle spalle piagate la
croce pesante. Sangue e sudore scendevano a rigare il volto santo coronato di
spine. Vicino a Lui camminava
Bonaccorso Ilenia
Pag. 45
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SIGNIFICATO DEL NOME: Dal latino sapo: sapone, per
le proprietà saponificanti della sua
radice.
NOME VOLGARE: Saponina
FAMIGLIA: Cariofillacee
PRINCIPI ATTIVI:
·
saponine
·
mucillagini
·
resine
·
vitamina C
un flavonglucoside
MORFOLOGIA
Pianta perenne erbacea,
ramificata di colore bruno rossastro, cespugliosa; fusti eretti o ascendenti,
talvolta legnosi alla base. Alta sino a
Gli steli sterili o semplici hanno foglie opposte, ovali, oblunghe e ricurve.
Le inferiori brevemente picciolate , le superiori sessili e opposte ai nodi,
ricoperte di peli corti o glabre, rugose sugli orli, con 3 nervature rilevate.
I fiori di colore rosa più o meno intenso, con 5 petali appena smarginati ,
calice
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violaceo,sono
riuniti in cime compatte alla sommità degli steli. Emanano un delicato profumo,
soprattutto verso sera.
I frutti sono capsule oblungo-piriformi che contengono numerosi semi neri.
HABITAT
La saponaria cresce
vicino alle siepi, ai margini dei sentieri o lungo le scarpate. Luoghi erbosi,
prati, siepi, terreni freschi, ai margini dei ruscelli e dei prati, delle
strade, campi incolti, dal piano fino alle zone montane dell’Europa, Asia,
Africa settentrionale e America.
USI
I principi attivi
sono saponine, mucillagini e
resine.Le sue proprietà sono principalmente depurative, diuretiche, sudorifere
e toniche. Il decotto si usa anche nei casi di pigrizia epatica e nelle
dermatosi (acne o da psoriasi). In campo estetico si puo' preparare un
eccellente shampoo per capelli fragili. Ricca di saponine, sostanze che col
sapone hanno in comune solo la proprietà di produrre schiuma a contatto con
l'acqua, in passato veniva utilizzata dal popolo come detersivo. Va usata solo
dietro prescrizione medica. Confezionare, filtrare e utilizzare subito i
preparati, senza mai lasciar macerare la pianta o le sue parti nell'acqua
perché il macerato potrebbe essere tossico.Ha delle proprietà anche per le
bronchiti e per l'artrite
SAPONINE
Le saponina(o
saponoside)è una sostanza presente nei gambi, nelle foglie e soprattutto nelle
radici, grazie alla quale appunto esercita il suo delicato, ma profondo, potere
detergente. Le saponine sono dei glicosidi di origine vegetale che prendono il
nome dalla Saponaria officinalis, da cui furono riscontrati per la prima volta.
Sono in grado di abbassare la tensione superficiale
in soluzioni
acquose; sono capaci di formare soluzioni colloidali schiumeggianti e si
possono usare come emulsionanti.
L’iniezione per via parenterale di questi composti determina emolisi.
L’assunzione per via orale, invece, non produce quest’effetto velenoso in
quanto l’attività emolitica delle saponine si esplica solo se la molecola
rimane intatta, cosa che durante la digestione non avviene in quanto essa viene
scissa nei due suoi componenti.
In animali a sangue freddo e nei pesci le saponine risultano tossiche in ogni
caso per cui nel passato piante contenenti queste sostanze sono state usate
come veleni per la caccia. Si ritiene
che le saponine siano utilizzate dalle piante
come sistemi difensivi contro organismi patogeni, in particolare funghi.
In alcuni casi esse sono già presenti; altre volte vengono sintetizzate da dei
precursori nel caso in cui la pianta abbia subito un danno.
Pag.
47
Strutturalmente, le
saponine sono formate dall’unione di residui zuccherini (come glucosio,
fruttosio,
galattosio,
arabinosio
od altri) con una molecola non zuccherina detta aglicone (nel caso specifico
anche sapogenina). Questa struttura particolare è la responsabile dell’attività
detergente delle saponine in quanto gli zuccheri formano una sezione
idrosolubile mentre l’aglicone risulta essere liposolubile.
I residui zuccherini sono presenti in numero variabile da una a sei unità. Le
sapogenine hanno, invece, una struttura più complessa, riconducibile a due
gruppi:
·
triterpenico
·
steroideo
Le saponine a nucleo
triterpenico (come la glicirrizina della liquirizia o l’escina dell’ippocastano)
hanno una struttura pentaciclica a 30 atomi di carbonio
mentre quelle a nucleo steroideo ne hanno una di base con 27 carboni (spesso la
catena alifatica è trasformata in due anelli eterociclici).
In terapia, al
momento, alle saponine di alcune piante viene riconosciuta attività antiinfiammatoria,
cicatrizzante (come nella liquirizia) ed antiedemigena (come nell'
ippocastano).
Spesso le saponine
sono usate nell’industria per la successiva produzione di ormoni
steroidei (come, ad esempio, il testosterone ed il cortisolo).
Si può preparare un eccellente
shampoo per capelli fragili. L'alto contenuto di saponine, sostanze che nulla
hanno in comune con il sapone se non la proprietà di produrre schiuma a
contatto con l'acqua, hanno meritato il nome a questa pianta che veniva
utilizzata dal popolo come detersivo. Il suo rizoma raccolto in autunno dopo la
fioritura serviva per lavare la lana. La saponaria serviva anche per
confezionare rudimentali paste dentifrice.
CURIOSITA’
Già usata come sapone dagli Assiri
(VIII a.C.), cinque secoli prima di Cristo si parlava della saponaria per
sgrassare la lana che le popolazioni nomadi dell'Asia impiegavano per tessere i
loro famosi tappeti.
Attorno al 400 avanti Cristo, il grande medico Ippocrate citava le possibilità
terapeutiche attribuite alle radici di saponaria "capace di depurare il
corpo e donare alle donne una pelle rosata, degna di quella di Venere".
Usata dagli antichi romani nei bagni termali, in tempi passati medici arabi la
impiegavano nella cura della lebbra.
In The English Physitian Enlarged ( 1653) Nicholas Culpeper afferma che questa
pianta “è una cura eccellente contro la sifilide”. Il suo impiego nel curare i
sintomi di
Pag.
48
questa malattia
e di altre malattie veneree era consigliato anche dalla Greve ( A Modern Herbal
1931), in particolar modo nei casi in cui aveva fallito il trattamento con
mercurio, utilizzato per circa 400 anni.
Le saponarie rappresentano uno strano fenomeno, del tutto opposto a quanto
avviene normalmente. Infatti, di solito le specie spontanee vengono promosse al
ruolo di piante coltivate, arrivano a decorare balconi e giardini e, qualche
volta, finiscono per sparire da prati e pascoli, sopravvivendo solamente come
elementi di carattere ornamentale.
Le saponarie, invece, almeno per quanto riguarda l'area europea, sono state
importate anticamente per portare una nota di colore nei giardini segreti dei
castelli oppure negli orti conventuali, nei chiostri dei monasteri; solo in seguito
si sono diffuse e naturalizzate, sino a invadere tutto il nostro territorio.
Mignemi Francesca e Marziale Santa
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Il tanaceto
NOME BOTANICO(GENERE E
SPECIE):Tanacetum
siculum
DERIVAZIONE DEL NOME: Il nome "tanaceto"
deriva dalla parola greca che significa "immortalità", giacché, oltre
alle proprietà prima ricordate, si riteneva che la pianta conferisse vita
eterna a chi ne beveva l'infuso.
CARATTERISTICHE:
Pianta perenne con
portamento cespuglioso, originaria dell'Europa e Asia Occidentale. Hanno un
odore fortemente aromatico con fusti eretti alti fino a
PARTI UTILIZZATE PER
SCOPI MEDICINALI
L'intera pianta
COMPOSIZIONE CHIMICA
Il principio attivo
più importante e' il partenolide.Contiene anche un'alta quantità di flavonoidi,amari,
borneolo ,camfora ,resina ,tanacetone ,tuione.
PROPRIETA'
FARMACEUTICHE DIMOSTRATE
Ha proprietà
digestive, antispasmodiche, stimola le contrazioni uterine, uccide i parassiti
intestinali,stimola l'appetito.
PROPRIETA'
FARMACEUTICHE NON DIMOSTRATE
Sembra che questa
pianta abbia avuto in alcuni casi proprietà curative contro il dolore. Provoca
euforia e cura gli ascaridi e gli ossiuri.
INFORMAZIONI VARIE E
AVVERTENZE
Il tanaceto è una
pianta potente quindi rispettare scrupolosamente le dosi. La sua essenza è
velenosa e può causare il tetano e l'aborto. La pianta e soprattutto l'olio
essenziale vanno usati solo dietro prescrizione medica.
TRADIZIONI E CURIOSITA'
In un'epoca in cui i palati erano forse meno
sensibili degli attuali,le foglie verde scuro della pianta, fortemente
aromatiche, erano molto usate in cucina, soprattutto per pietanze a base di
uova. In particolare, i cuochi francesi che preparavano le omelette ne usavano
le foglie, così come oggi ricorrono alle fines herbes (erbe aromatiche). I
pasticceri, a loro volta, usavano questa pianta come una valida alternativa
alle costose
Pag.
50
spezie importate,
quali noce moscata e cannella.
Il sapore piccante del tanaceto risulta però eccessivo per i gusti
contemporanei: in effetti, è talmente spiccato che, se pure un tempo veniva
usato per insaporire le pietanze, lo si adoperava anche come repellente, per
impedire che i topi si avvicinassero al frumento e al granoturco o le mosche
alla carne. Inoltre i suoi fiori venivano posti in sacchettini di garza e messi
dentro armadi, guardaroba e materassi per allontanare tarme,cimici e pulci.
Mignemi Francesca
Pag.
51
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Pag.
52
Indice
Introduzione………………………………………………………………………..Pag.
2
Astragalus…………………………………………………………………………Pag. 4
Betulla……………………………………………………………………………. Pag. 6
Betulla dell’Etna………………………………………………………………….Pag.
7
Camarezza……………………………………………………………………….Pag. 12
Camomilla………………………………………………………………………..Pag.
14
Castagno…………………………………………………………………………Pag. 17
Castagno dei cento
cavalli……………………………………………………..Pag. 18
Poverina………………………………………………………………………….Pag. 22
Crespino…………………………………………………………………………Pag. 23
Euforbia
Arborea……………………………………………………………….Pag. 25
Faggio…………………………………………………………………………..Pag.
27
Felce……………………………………………………………………………Pag. 29
Lavanda………………………………………………………………………..Pag. 31
Lupino………………………………………………………………………….Pag. 34
Pungitopo……………………………………………………………………..Pag. 36
Romice………………………………………………………………………..Pag. 39
Salice piangente…………………………………………………………….Pag.
41
Saponaria……………………………………………………………………Pag. 46
Tanaceto…………………………………………………………………….Pag. 50
Conclusione…………………………………………………………………Pag. 52
Pag. 53