La donna nella storia

La posizione della donna nella società, e in particolare rispetto all’uomo, ha avuto nel corso dei secoli molte variazioni. Ci sono stati periodi in cui addirittura si andava sostenendo che la donna non avesse la stessa intelligenza e le stesse capacità dell’uomo: era solo il pretesto per opprimerla.

Si pensa che nel paleolitico uomo e donna avessero gli stessi diritti e doveri. Nel neolitico uomo e donna iniziarono a svolgere attività completamente differenti, infatti, l’uomo andava a caccia mentre la donna lavorava nei campi e accudiva i figli.

Nella legislazione sumerica e babilonese la donna aveva notevole indipendenza giuridica; tuttavia nelle nozze c’era una specie di “compera della sposa” (costume pastorale) e la moglie era fortemente soggetta al marito, il quale poteva ripudiarla con notevole facilità.

In Egitto l’importanza giuridica della donna era minore, però, anche qui era rispettata e partecipava alle azioni di culto religioso.

Presso gli Arabi, l’Islamismo limitò numericamente la poligamia, ma segregò la donna e la minorò dal punto di vista giuridico; tuttavia la donna Araba fu ed è spesso colta, si dedica alle scienze, alle arti, alla mistica.

In India e in Persia anticamente la donna ebbe una discreta posizione sociale, abbassata poi dall’Islamismo; Il Bramanesimo introdusse in India il sacrificio della vedova sul rogo del marito.

Nella Cina tradizionale la donna godeva di un notevole rispetto, ma era molto segregata e non aveva modo di istruirsi se non per eccezione.

In Giappone la cultura e l’arte erano riservate alle geishe.

Tradizionalmente e fino a tempi relativamente recenti la geisha iniziava la sua formazione in apposite scuole all’età di sette anni e, una volta ritenuta abile nelle diverse arti, veniva ceduta dai genitori a un proprietario di locale da tè presso il quale prestava la propria opera.

Qui la ragazza serviva il tè secondo l’antico cerimoniale giapponese e intratteneva gli ospiti con canzoni, danze, recitazioni di poesie e conversazioni gradevoli.

Anticamente quest’attività voleva che le ragazze fossero vendute e che non potessero mai sciogliere il vincolo che le legava se non contraendo il matrimonio.

Dopo la seconda guerra mondiale la vendita delle figlie divenne illegale e la pratica scomparve; la professione di geisha esiste ancora oggi ed è stata riconosciuta a livello sindacale.

Nella civiltà etrusca la donna ebbe molta considerazione, viveva con il marito in notevole partecipazione sociale; le figure etrusche ci presentano la donna vestita da matrona; sopra i sarcofaghi spesso marito e moglie sono raffigurati uniti affettuosamente.

In linea generale, in passato, nella famiglia, la donna viveva in uno stato di rigida sottomissione all’uomo e nei rapporti sociali subiva una pesante limitazione di diritti e l’esclusione dalla gestione del potere politico.

Questa condizione era considerata naturale dalla mentalità dominante e veniva affermata da tutte le grandi religioni dell’antichità.

Fino a non molto tempo fa le donne che lavoravano nelle fabbriche venivano considerate meno produttive dell’uomo e spesso, solo per il fatto di trovarsi in gravidanza, venivano licenziate.

Normalmente le donne svolgevano lavori molto umili e pochissime raggiungevano posizioni elevate nelle attività lavorative.

Nel 200 a.C. si propose di abrogare la legge che vietava alle donne di possedere più di mezza oncia d’oro, di portare vestiti multicolori e di passeggiare in carrozza.

Ma, allora, le “femministe” non riuscirono nel loro intento per l’accanita opposizione del maschilista Catone, che sosteneva che gli uomini non dovevano far calpestare la loro indipendenza negli affari pubblici.

La situazione della donna non mutò neanche quando nel Medioevo alcuni intellettuali si imbarcarono in estenuanti discussioni per risolvere un problema che oggi può soltanto farci ridere: <<la donna era dotata di un’anima come l’uomo oppure ne era priva come le bestie?>>.

Anche nel Rinascimento la condizione della donna non subì miglioramenti. Però, più numerose che nel Medioevo, ma soprattutto presso le classi più elevate, furono le donne che riuscirono a raggiungere i gradi più alti d’istruzione e ad affermarsi in vari campi.

Il cambiamento cominciò a profilarsi solo con l’illuminismo e la nascita della società borghese.

Sul piano giuridico, la rivoluzione francese aveva tra le sue parole d’ordine quella dell’eguaglianza dei diritti: nel 1791 una esponente del movimento rivoluzionario, Olimpia De Gouges, arrivò a formulare una “Dichiarazione dei diritti della donna e delle cittadina”, che, tuttavia, rimase lettere morta.

Nel campo economico e sociale, la crescente importanza del mercato e il progredire del sistema del lavoro salariato provvidero, da un lato a erodere progressivamente le tradizionali funzioni della famiglia, dall’altro portarono le donne a diventare soggetti attivi della produzione.

Solamente nell’ultimo secolo la donna è cambiata radicalmente e dopo anni di dure lotte è riuscita ad ottenere una legge sulle parità nel lavoro ed ad assicurarsi un salario pari a quello dato ad un uomo che svolge la stessa attività, infatti, in base alla Costituzione Italiana non deve esserci alcuna differenza tra uomini e donne.

Nel corso dei secoli ci sono state molte iniziative da parte di donne per ottenere pari opportunità

Per realizzare un’effettiva parità tra uomini e donne è stata istituita un “Commissione nazionale per le pari opportunità”. Da pochi anni esiste un apposito ministero.

In realtà negli ultimi anni le donne hanno avuto la possibilità di intraprendere attività riservate tradizionalmente agli uomini.
 
 
 

Donna Egiziana             Donna Micenea              Geishe